Guide: Corea del Sud ⚠️
Itinerario fatto in casa per 15 giorni compreso il viaggio: Seoul (6 notti), Jeonju (1 notte), Gyeongju (2 notti), Busan (3 notti), di nuovo Seoul in chiusura (1 notte). Siamo stati tra aprile e maggio 2026.
Info pratiche
Documenti
Passaporto, niente K-ETA (obbligo sospeso), e-Arrival Card online 3 giorni prima oppure modulo cartaceo in aereo o aeroporto. La coda ai passaporti è stata molto veloce per noi con passaporto europeo.
SIM
Ho tentato di fare LG U+ ma non sono riuscito a pagarla online.
Alla fine ho usato KT con i dati illimitati (una trentina di euro per 15 giorni), ma potenzialmente ce la si potrebbe cavare anche con molto meno, essendoci WiFi gratis sostanzialmente ovunque (anche su metro e treni, e nella maggior parte dei locali).
Pagamenti e prelievi
Molti posti prendono i pagamenti elettronici, ma spesso non accettano contactless, quindi la carta fisica è estremamente utile.
Gli sportelli bancomat sono abbastanza numerosi, ma per prelevare con una carta straniera bisogna trovarne uno che abbia la dicitura Global ATM (ad es. quelli di Hana Bank).
Importante: sia per pagamenti sia per prelievi, se chiede la valuta selezionare WON e non EUR, altrimenti il tasso applicato è svantaggioso.
Per pagare agilmente i trasporti in tutte le città c’è la famosa card ricaricabile T-money. È super comoda, si passa ai tornelli della metro e sulla macchinetta quando si sale sugli autobus (bisogna solo ricordarsi di ripassarla quando si scende).
Si trova un po’ ovunque, soprattutto nei convenience store (o convenient, come scrivono lì), e ha vari prezzi a seconda della versione: noi ne abbiamo presa una base e pagata ₩3.000 in un 7-Eleven.
Unica menata: per qualche motivo imperscrutabile si può ricaricare solo in contanti, alle macchinette o sempre nei convenience.
Esiste anche una sorta di abbonamento turistico solo per Seoul, la Climate Card, che noi noi abbiamo usato ma probabilmente avremmo dovuto, perché con il nostro stile di viaggio che ci fa spostare molto spesso avanti e indietro tra diverse zone della città probabilmente abbiamo finito per spendere di più con le singole corse.
Andare in giro
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Il viaggio ✈️
Abbiamo preso un volo diretto A/R con Korean Air e l’esperienza si è rivelata molto positiva: procedure veloci, orari rispettati al minuto, equipaggio di bordo super gentile, pasti inaspettatamente buoni (almeno le opzioni coreane). Durata: 11 ore andare e 13 tornare. -
Navigazione 🌍
Google Maps spesso non funziona proprio, e quando funziona non fornisce indicazioni sui percorsi quindi va bene solo per controllare le recensioni dei turisti ai luoghi.
Al suo posto c’è Naver Map, con la sua interfaccia sovraffollata ma indicazioni precise. -
Mezzi pubblici 🚌
La metro di Seoul è estesa e incredibilmente comoda, quella di Busan se la cava (anche se la città è disposta per il lungo quindi è un po’ più complicata da girare).
Pro tip: quando si prende la metro, Naver indica vagone e porta migliore (es. 8-1) in base al proprio itinerario.Sia a Seoul che nelle altre città gli autobus sono numerosi e guidano come dei pazzi suicidi, quindi si arriva dovunque piuttosto in fretta, anche se non necessariamente rilassati. Esistono autobus intercity discretamente comodi ed economici, ad es. tra Jeonju e Gyeongju (vedi sotto).
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Taxi 🚕
Si trovano numerosi e un po’ dappertutto, soprattutto vicino a stazioni e attrazioni turistiche. Sono economici e veloci, ottimi per gli spostamenti con i bagagli. I tassisti parlano zero inglese ma prenotando con l’app hanno già la destinazione, altrimenti gliela si può mostrare (preferibilmente in coreano, spesso alberghi e guesthouse mandano questa informazione prima del check-in).
Si può usare l’app di Uber, ci sarebbero anche l’app locale Kakao T e la sua versione turistica k.ride, ma non sono riuscito a farle funzionare. -
Treni 🚄
L’alta velocità è ottima e tutto sommato relativamente economica, anche se i treni a volte sono vecchiotti. KTX sono i treni più veloci, comodi per gli spostamenti interni (tranne tra Jeonju e Gyeongju, dove bisogna usare l’autobus intercity se non si vuole far un gran giro).
In alta stagione e in prossimità delle festività è meglio comprare i biglietti in anticipo perché possono esaurirsi abbastanza facilmente. Un ottimo sito che funziona dall’Italia e non applica sovrapprezzi è trip.com.Per spostarsi da/per l’aeroporto di Incheon ci sono due treni: AREX Express (tipo un Malpensa Express, diretto con poche fermate tra aeroporto e stazione centrale, partenze ogni 20’) e AREX All-Stop (più lento, parecchie fermate ma consente di scendere in altre zone di Seoul, ad esempio noi all’andata dovevamo arrivare a Hongik per l’albergo).
Mangiare, bere, nightlife
I coreani sono ossessionati dal mangiare, e lo fanno ovunque e in qualsiasi momento. A Seoul sembra impossibile trovare ristoranti chiusi a qualsiasi ora, mentre nelle città più piccole non bisogna fare troppo tardi.
Ogni ristorante e banchetto, anche il più scalcagnato, sembra avere dei testimonial sotto forma di micro-celebrità di internet e della TV di cui espongono orgogliosi gli screenshot stampati.
Di solito si trova posto senza problemi un po’ dappertutto, i posti più famosi hanno un po’ di fila ma quasi sempre scorre veloce, con l’eccezione di alcuni posti segnalati Michelin Bib che sono accessibile solo avendo moltissima pazienza.
Salvo eccezioni, quando ci si siede a tavola arrivano una serie di piattini (i banchan), che non sono solo antipasti ma parte del pasto vero e proprio, visto che ai coreani piace molto mixare i sapori e aggiungere spicchi d’aglio, rondelle di peperoncino, salse e kimchi a qualsiasi cosa.
Normalmente le posate (bacchette e cucchiaio, entrambi di metallo) insieme ai tovaglioli sono in un cassetto del tavolo e li si prende in autonomia. Spesso sul tavolo c’è acqua.
Le porzioni sono mediamente abbondanti, i coreani sembrano piuttosto spreconi e non si fanno problemi ad avanzare roba, almeno da quello che abbiamo visto.
I prezzi sono assolutamente non paragonabili a quelli a cui siamo abituati, avendo fatto ottimi e super abbondanti pasti per neanche 15 euro in due.
Occhio solo a ordinare subito tutto il necessario al cameriere, perché dopo avervi servito non vi degnerà mai più di un’occhiata fino al momento di pagare alla cassa.
Di contro, abbiamo avuto più esperienze molto carine in cui persone dai tavoli vicini, vedendoci in difficoltà su come affrontare certi piatti, ci hanno dispensato consigli a volte in inglese a volte a gesti.
Capitolo 1: Seoul (anzi, Sooool)
Dove abbiamo dormito
Hotel Firststay Hongdae ★★☆
Vicino a Hongdae, posizione ottima per quasi tutte le zone interessanti, a due minuti dalla metro. Zona tranquilla, con varie scelte di vita notturna e diurna a pochissima distanza.
L’albergo di per sé è essenziale, le stanze piccolette ma vivibili, il bagno ok (con una vera doccia, rarità in Corea).
Nel complesso una buona esperienza per il prezzo pagato.
Cosa abbiamo visto
Giorno 0
Arrivati stroncati dal viaggio, ci siamo trascinati a mangiare sotto l’albergo e sbirciato per le vie attorno a Sinchon, piuttosto vive e affollate a tutte le ore.
Giorno 1


Bukchon Hanok Village
Carino per un giretto, consigliato togliersi dalle vie principali piene di turisti ed esplorare.
Essendo abitato, ha degli orari di visita, in primavera sono 10-17.
Sejong Village Food Street
Viuzza pedonale con un’infinità di ristoranti, noi abbiamo mangiato da 서촌기와집 (Seochon Giwajib).
Gyeongbokgung Palace
Cambio della guardia gratuito alle 10 e 14. Tempo di visita realistico, compreso farsi le foto: un’ora e mezza circa.
È uno dei principali spot per cui si può noleggiare un hanbok (il vestito tradizionale), cosa super diffusa tra i coreani e un po’ meno tra i turisti occidentali (ma non insolita).
Cheonggyecheon
Il piano originale per la sera era salire sulla Namsan Cable Car, ma la coda folle ci ha fatto ripiegare: ci siamo quindi infilati nel macello di Myeongdong e abbiamo beccato al volo un tavolo da Myeongdong Kyoja (명동교자 본점).
Da lì siamo andati in zona Eulji-ro (quartierone misto di zone moderne e tradizionali) per una passeggiata notturna lungo il Cheonggyecheon, praticamente un naviglio versione Seoul, carino per una vasca su e giù con i local.
Giorno 2



Per colazione abbiamo tentato la fortuna da Saeraul (새라울), e ci è andata molto bene, essendo praticamente vuoto alle 10 di sabato. Caffè buono e location molto bella per farsi fotine, il tutto in un quartiere residenziale elegante.
Jongmyo Shrine
Complesso molto suggestivo, merita una passeggiata.
Changdeokgung + giardino segreto
Altro palazzo reale, molto simile a Gyeongbokgung ma la chicca (e probabilmente la nostra visita preferita a Seoul) è stato il “giardino segreto”.
Va rigorosamente prenotato con 6 giorni di anticipo sul sito ufficiale perché pare vada sempre sold out, mentre il biglietto per il palazzo si può comprare in loco. Il tour è guidato ma si ha anche massima libertà di lasciare il gruppo e andarsene a zonzo da soli per gli stupendi giardini.
Per cena ci siamo riempiti di zuppa di pollo da Tosokchon Samgyetang (토속촌삼계탕).
Jogyesa Temple
In serata siamo andati alla ricerca di questo tempio buddhista molto carino (aperto fino alle 23), circondato dai palazzoni di vetro e addobbato a festa per il compleanno di Buddha (in maggio).
Giorno 3

Qui ci siamo presi una mattina di riposo, poi abbiamo tentato di mangiare da Neundong Minari, che è Michelin Bib e quindi aveva un’enorme coda, ed essendo già tardino e noi molto affamati abbiamo ripiegato su un bibimbap al centro commerciale.
National Museum of Korea
Nel pomeriggio ci siamo dedicati al mastodontico museo nazionale, di cui la cosa più apprezzabile è forse l’enorme esterno e l’incredibile scorrevolezza della fila all’ingresso. Una volta dentro però sembra di stare al mercato di Ballarò, quasi schiacciati tra la folla, e non è sicuramente un’esperienza rilassante. Vale se si è molto interessati ai reperti archeologici, o se si vuole a tutti i costi un’esperienza sovrastimolante.
Per riprenderci dalla giornata un po’ così, siamo andati al Gwangjang Market (광장시장), per cui avevamo un certo hype che non è stato deluso.
Poi per chiudere in bellezza con un altro po’ di macello, siamo andati al famoso Daiso a 12 piani di Myeongdong.
Giorno 4
Questo è stato dedicato alla gita a Suwon.
Per cena poi siamo stati da Eulmildae Pyeongyang Naengmyeon (을밀대평양냉면) in zona Mapo.
Giorno 5



Leeum Museum of Art
Una delle tappe più belle di Seoul, la collezione Traditional Korean Art è bellissima e molto ben spiegata, vale davvero una mattinata con calma.
Per pranzo abbiamo scelto di nuovo un mercato, stavolta Mangwon (망원시장), dove siamo finiti a mangiare degli spettacolari noodles freschi in un posto che non sapremmo rintracciare.
Bongeunsa Temple
Altro tempio buddhista, molto suggestivo in mezzo al verde e di fronte ai palazzoni.
Da lì ci siamo spostati verso il famigerato Gangnam, dove a parte vedere la famosa statua di Gangnam Style (giusto per il meme) e la Starfield Library originale (meno bella di quella di Suwon) non ci siamo sentiti molto ispirati dalla zona.
In teoria dovevamo anche andare a vedere il Banpo Bridge illuminato (ogni sera dalle 19:30 alle 21, ogni 30’) ma ci siamo dimenticati, e quindi siamo tornati verso l’albergo per dedicarci finalmente al KBBQ da Woojujip Hongdae (우주집 홍대본점), da dove siamo usciti alticci e satolli.
Dove abbiamo mangiato e bevuto






Myeongdong Kyoja (명동교자 본점) ★★★
Esperienza di ristorazione quintessenzialmente coreana: si viene acchiappati dalla signora all’ingresso, che concede zero tempo per ordinare dai cinque piatti del menù e saldare il conto, poi si viene spinti verso un tavolo e nel momento in cui ci si siede i piatti compaiono magicamente sul tavolo. Durata totale del processo: circa 3 minuti.
Qui abbiamo scoperto Kong-guksu e Bibim-guksu, entrambi noodles freddi da non crederci, accompagnati a degli eccellenti mandu (ravioli).
È l’unico posto in cui siamo tornati due volte, e ci saremmo tornati ancora dato il tempo. Occhio solo al kimchi che, come recita l’avviso sul suo contenitore, è inspiegabilmente potente di aglio.
Seochon Giwajib (서촌기와집) ★★☆
Attirati dalla griglia all’esterno, è un tipico localino in cui si mangia galbi (costine), porzioni abbondanti e prezzi minimi.
Tosokchon Samgyetang (토속촌삼계탕) ★★☆
Specialità pollo ripieno di riso in brodo. Non si fanno piatti da dividere ed è bello abbondante. Non indimenticabile ma molto buono ed estremamente nutriente.
Gwangjang Market (광장시장) ★★★
Mercato frequentato dai turisti ma dall’aria piuttosto autentica, è il posto dove si trova una bancarella diventata famosa per Netflix (facile trovarla, piena com’è di gente). Abbiamo mangiato lì degli eccellenti mandu, e poi ci siamo spostati in una sorta di retrobottega per un haemul pajeon (pancake di verdura e pesce), accompagnato da una bottiglia di makgeolli che i nostri vicini di tavolo divertiti ci hanno insegnato come aprire per non farcisi la doccia. In generale esperienza super divertente.
Eulmildae Pyeongyang Naengmyeon (을밀대평양냉면)
Woojujip Hongdae (우주집 홍대본점)
Saeraul (새라울)
Mangwon Market (망원시장)
Capitolo 1 e ½: Suwon



Una bella gita in giornata per staccare un po’ da Seoul e iniziare a sbirciare nei dintorni.
Per arrivare ci sono due modi principali: il treno KTX o ITX-Saemaeul da Seoul Station a Suwon Station (30’), oppure ci arriva anche la metro linea blu (60’). Poi da Suwon Station a Hwaseong Haenggung si può prendere il bus o un taxi.
Questo il nostro itinerario:
- mattina:
- Hwaseong Haenggung Palace: palazzo reale ricostruito, niente di incredibile ma vale un giro; potenzialmente alle 11 ogni giorno tranne lunedì c’è uno show di arti marziali nel cortile, noi però l’abbiamo perso (era lunedì);
- pranzo: noi siamo andati in Suwon Chicken Street, esperienza divertente ma niente di emozionante;
- pomeriggio:
- giro delle mura:
- dalla Chicken Street si raggiunge Paldalmun (porta sud), dall’altro lato della quale c’è una ripida scalinata che in una ventina di minuti porta in cima alla collina che sovrasta Suwon;
- da qui si prosegue passando per Seojangdae (punto panoramico), scendendo poi a Hwaseomun (porta ovest), Janganmun (porta nord) e infine Hwahongmun (porta dell’acqua);
- da Hwahongmun si scende sotto e si esce dalle mura, si gira subito a destra attraversando il torrente e si arriva al carinissimo laghetto e padiglione Banghwasuryujeong, dove ci si può unire asuper attrezzati coreani che fanno picnic oppure andare in cerca di un caffè;
- giro delle mura:
- deviazione verso l’immenso centro commerciale Starfield con la sua Library, che è la nuova e più scenografica versione di quella di Seoul;
- ritorno verso Suwon Station e da lì metro o KTX/ITX.
Capitolo 2: Jeonju



Jeonju è una cittadina (rispetto a Seoul, ma fa comunque 650mila abitanti), capoluogo della provincia del Jeolla Settentrionale e mecca degli impallinati di cibo coreano, nonché (presunto) luogo di nascita del bibimbap.
Dove abbiamo dormito
Pungnam House ★★☆
Alberghetto in stile hanok (casa tradizionale), piuttosto spartano ma molto carino. Bagno minuscolo (ma per una notte è gestibile), e entrambi abbiamo dormito come sassi visto che la stanza era silenziosa e fresca. Host disponibilissima.
Cosa abbiamo visto
Dopo un paio di comode ore di treno e un breve giro in taxi con un confuso tassista, arriviamo a Jeonju e ci schiantiamo a mangiare il piatto più tipico: il bibimbap di Hankook Jib (한국집).
Giorno 1
Jeonju Hanok Village e Omokdae
La zona rivolta verso l’ingresso di Gyeonggijeon è spudoratamente turistica, con una miriade di negozi che pare di stare a Venezia, ma ha comunque una strada carina (quella affiancata dal finto ruscello).
Seguendo la via verso est si può salire sulla collina verso Omokdae, dove c’è un fresco padiglione in cui riposarsi e guardare il panorama sul villaggio.
Prima di esplorare l’altra direzione, ci siamo accollati un autobus fino all’autostazione per comprare i biglietti per il viaggio verso Gyeongju, non essendo disponibili online.
Per strada ci siamo fermati alla rinomata PNB Bakery che si è rivelata assolutamente evitabile.
Gyeonggijeon Shrine e Royal Portrait Museum
Bella e tranquilla passeggiata in questo tempio del '400, con annessa galleria dei ritratti reali che sono una chicca curiosa.
Giorno 2
Tornati nell’Hanok Village, abbiamo improvvisato questo percorso che si è rivelato molto pittoresco:
- si supera Gyeonggijeon, ci si lascia a sinistra l’inaspettatamente europea Jeondong Cathedral e si arriva nella zona della Pungnammun Gate;
- da lì, si può fare un giro nel ruspante Nambu Market e uscire dall’altro lato, verso il fiume;
- percorrendo la via appena dentro al villaggio (non il lungofiume) si superano molti negozietti carini e ci si imbatte nel Jeonju Hyanggyo, antica scuola confuciana della dinastia Joseon, all’ombra di un enorme ginkgo biloba;
- proseguendo lungo la via si ritorna sul lungofiume e, dopo un ristorante coi pesci vivi fuori e un triste sottopasso, si arriva al piccolo ma caruccio Hanbyeokdang Pavilion nella sua posizione assolutamente improbabile;
- da qui si può semplicemente riattaversare l’hanok village e ritrovarsi al punto di partenza.
Dove abbiamo mangiato
Hankook Jib (한국집)
Capitolo 3: Gyeongju
Dopo un abbastanza comodo viaggio in autobus, durante il quale abbiamo rischiato di essere abbandonati in un autogrill coreano in mezzo al nulla, sbarchiamo a Gyeongju e ci innamoriamo molto in fretta.
Dove abbiamo dormito a Gyeongju
Gyeongju Bongwhang Mansion ★★☆
Cosa abbiamo visto a Gyeongju
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Capitolo 4: Busan
Dove abbiamo dormito a Busan
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Cosa abbiamo visto a Busan
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Epilogo: Seoul
Dove abbiamo dormito
Dadu House (1 notte) ★★★
Veramente carinissimo, zona centralissima, vicina all’inferno in terra di Myeong-dong ma in una via super silenziosa.
Anche qui stanza piccoletta ma carina e vivibile, bella zona colazione, in generale una bella esperienza.
Cosa abbiamo visto
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